Il rapporto BES 2026

29.10.2026

Il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) giunge nel 2026 alla sua tredicesima edizione, un traguardo che si inserisce nell'anno delle celebrazioni del Centenario dell'Istat. Questo indicatore nasce sulla scia della dottrina e letteratura economica sul benessere che va oltre il semplice prodotto interno lordo; il BES si è affermato come uno strumento d'eccellenza per monitorare la qualità della vita in Italia, basandosi su un impianto multidimensionale che oggi comprende 148 indicatori suddivisi in 12 domini (Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Innovazione, ricerca e creatività, Qualità dei servizi).

Perché affiancare il BES al PIL? Il Prodotto Interno Lordo, la metrica più diffusa per descrivere l'attività economica, da solo non riesce a rappresentare il progresso e lo sviluppo complessivo di una società. Il BES oltre ai dati economici integra altre misure come le condizioni di vita, le disuguaglianze e la sostenibilità: una prospettiva condivisa dall'High-Level Expert Group on Beyond GDP e dal rapporto Counting What Counts: A Compass of Progress for People and Planet, fondata sulla complementarità e non sulla superiorità assoluta di un indicatore sull'altro.

Prima di parlare del lavoro fatto dall'ISTAT sul BES e delle indicazioni del gruppo di lavoro istituito dall'ONU vediamo come si è sviluppato nel tempo il percorso di misurazione del benessere che al di là dei tradizionali indicatori macroeconomici affonda le sue radici in un ampio dibattito globale e in una serie di tappe istituzionali fondamentali.

​Un punto di svolta cruciale per la notorietà e la legittimazione di questo tema si è avuto nel 1990, quando le Nazioni Unite hanno introdotto l'Indice di Sviluppo Umano (ISU), che per la prima volta ha affiancato al reddito pro-capite indicatori relativi alla speranza di vita e al livello di istruzione, inglobando nel tempo anche la sostenibilità ambientale.

​Sul piano della cooperazione internazionale, un importante passo avanti è stato compiuto nel giugno 2007 con la Dichiarazione di Istanbul — promossa dall'OCSE e sottoscritta da Commissione europea, Nazioni Unite (UNDP), Banca Mondiale e altre organizzazioni —, che ha sancito un primo consenso globale sulla necessità di misurare il progresso sociale in ogni Paese.

​Il 2009 ha poi rappresentato un anno di forte accelerazione: ad agosto la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione "Non solo PIL - Misurare il progresso in un mondo che cambia", seguita a settembre dal celebre rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi, che ha fornito dodici raccomandazioni chiave per ripensare la misurazione della performance economica e del benessere sociale. Questo indirizzo è stato ulteriormente sviluppato nel 2011 dal Comitato del sistema statistico europeo (ESSC) attraverso una relazione mirata a tradurre tali raccomandazioni in cinquanta azioni specifiche e in un quadro armonizzato di 8+1 dimensioni per valutare la qualità della vita nell'Unione.

​Accanto a queste grandi cornici istituzionali, il documento richiama diverse esperienze applicative a livello nazionale e locale, come il Canadian Index of Wellbeing, il Measures of Australia's Progress, il Gross National Happiness Index in Bhutan e il programma Measuring National Well-being avviato nel 2010 dall'Office for National Statistics (ONS) nel Regno Unito. L'intero impianto trova infine un riscontro recente nella spinta data dai direttori generali degli Istituti nazionali di statistica con il Lisbon Memorandum del 2015 e dai documenti metodologici di Eurostat sull'uso degli indicatori per orientare le politiche pubbliche.

Oltre il PIL: il lavoro del gruppo di esperti e il rapporto Counting What Counts

L'High-Level Expert Group on Beyond GDP, istituito dal Segretario generale delle Nazioni Unite nel maggio 2025 in risposta al mandato del Patto per il futuro, è un gruppo indipendente e multidisciplinare incaricato di proporre un insieme limitato di indicatori di sviluppo sostenibile, applicabili a livello universale e gestiti dai singoli Paesi, che integrino e vadano oltre il PIL.

Con il sostegno di un segretariato congiunto composto da DESA, UNCTAD, UNDP e l'Ufficio esecutivo del Segretario generale dell'ONU, il gruppo ha elaborato un quadro concettuale e delle proposte statistiche, confrontandosi con governi, comunità scientifica, società civile e sistema delle Nazioni Unite. Nel rapporto intermedio, sottoposto a consultazione pubblica nel novembre 2025, il gruppo ha delineato tre pilastri — benessere, equità e inclusione, sostenibilità — e richiamato la necessità di rendere visibili aspetti che il PIL non misura adeguatamente, come il lavoro di cura non retribuito, il degrado ambientale e le disuguaglianze. Ha inoltre indicato che la scelta degli indicatori deve privilegiare i risultati per le persone, la solidità scientifica, la rilevanza per le politiche pubbliche e la possibilità di analizzare le differenze tra gruppi sociali e territori. Il percorso è culminato nel rapporto finale Counting What Counts: A Compass of Progress for People and Planet, presentato agli Stati membri il 7 maggio 2026. Il rapporto definisce il progresso in termini di benessere equo, inclusivo e sostenibile, fondato sulla pace, sui diritti umani e sul rispetto del pianeta, e propone un cruscotto di 31 indicatori: 14 dedicati al benessere attuale, 6 all'equità e all'inclusione, 6 alla sostenibilità e alla resilienza e 5 ai principi fondamentali.

Circa metà degli indicatori deriva dal quadro degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, per valorizzare dati e capacità statistiche già disponibili. Il messaggio centrale è che l'aumento della produzione economica non dimostra, da solo, che le persone vivano meglio, che le opportunità siano distribuite equamente o che il benessere possa durare nel tempo. Per questo, il rapporto affianca alla proposta di misurazione di dati economici raccomandazioni per rafforzare i sistemi statistici e utilizzare nuove misure e nuovi dati nelle decisioni pubbliche, considerando anche il capitale naturale, umano, sociale e istituzionale da cui dipende il benessere futuro.

L'obiettivo non è sostituire il PIL come misura della produzione economica, ma superarne l'uso improprio come indicatore complessivo del progresso. Il collegamento con il BES è quindi sostanziale: il progetto italiano, avviato nel 2010 (il primo rapporto è del 2013), traduce già questa impostazione multidimensionale in un'analisi della qualità della vita, della distribuzione del benessere e della sostenibilità del progresso.

I domini del BES relativi a salute, istruzione, lavoro, benessere economico, relazioni sociali, ambiente, istituzioni e benessere soggettivo incontrano molte delle dimensioni valorizzate dal gruppo internazionale dell'ONU.

Il Rapporto BES 2026, attraverso 148 indicatori articolati in 12 domini, approfondisce inoltre le tendenze e le disuguaglianze nella popolazione e sul territorio. I due impianti non coincidono per numero di indicatori, articolazione e finalità: il BES offre una lettura dettagliata della realtà italiana, mentre il rapporto internazionale propone una base comune per misurare il progresso nei diversi Paesi. Condividono però la stessa filosofia di fondo, individuare e misurare non soltanto quanto e cosa si produce, ma come si vive, chi beneficia dei miglioramenti e se questi possono essere mantenuti per le generazioni future.

Le dimensioni del progresso: benessere, equità e sostenibilità

Tornando al lavoro del gruppo istituito in sede ONU la lettura del rapporto finale consente di precisare il contenuto di questa proposta. Il cruscotto combina indicatori oggettivi e soggettivi per osservare condizioni materiali e lavoro, salute, istruzione, sicurezza, soddisfazione per la vita, coesione sociale, qualità delle istituzioni e qualità ambientale. Comprende, ad esempio, il reddito disponibile delle famiglie, il sottoutilizzo della forza lavoro, il tempo dedicato al lavoro domestico e di cura non retribuito, la speranza di vita in buona salute, le competenze scolastiche e digitali, la solitudine e la soddisfazione per i servizi pubblici.

L'equità non costituisce soltanto un ambito separato, ma una prospettiva trasversale: oltre alle medie nazionali, occorre osservare la distribuzione del reddito e della ricchezza, la povertà e la sovrapposizione di diverse privazioni, attraverso dati disaggregati e analisi territoriali. La sostenibilità richiede invece di verificare se le società preservano il capitale prodotto, umano, sociale, istituzionale e naturale necessario al benessere futuro. Il rapporto sottolinea che l'accumulazione di capitale economico non deve mascherare o essere fatto causando il degrado ambientale ed ecologico: la valutazione delle risorse disponibili va quindi accompagnata dall'attenzione ai limiti planetari. Chiede inoltre di sviluppare misure degli effetti transfrontalieri, per riconoscere quando le azioni di un Paese contribuiscono al benessere degli altri o ne trasferiscono altrove i costi.

Indici sintetici e raccomandazioni per le politiche pubbliche

Un punto rilevante riguarda il rapporto tra un cruscotto di dati e la creazione di indici sintetici. I primi permettono di individuare progressi e criticità nei singoli ambiti, ma non forniscono sempre una risposta immediata quando alcune dimensioni migliorano e altre peggiorano. Il gruppo raccomanda pertanto di sviluppare un numero limitato di indicatori aggregati da pubblicare accanto al PIL, chiarendo però di non aver raggiunto un consenso sulla scelta di una misura specifica. Il rapporto presenta come possibilità un reddito disponibile corretto per la disuguaglianza e un indice più ampio che integri anche dimensioni non monetarie, come salute e qualità ambientale. Non si tratta di indici già adottati: servono ulteriori ricerche e scelte trasparenti sui pesi e sui metodi di aggregazione, che implicano inevitabilmente giudizi di valore. Sul piano operativo, il rapporto invita i governi ad avviare entro il 2027 iniziative nazionali adattate alle proprie priorità, a pubblicare regolarmente i cruscotti e a integrarli nella programmazione, nei bilanci, nelle analisi costi-benefici e nella valutazione delle politiche. Propone inoltre, dal 2027, un rapporto annuale sui progressi globali sotto la guida delle Nazioni Unite e un sostegno coordinato alle capacità statistiche nazionali. Sono raccomandazioni del gruppo indipendente, da discutere nel processo intergovernativo, non obblighi già vigenti.

Il BES nel rapporto internazionale: dall'esperienza italiana alle decisioni pubbliche

Vediamo ora il lavoro dell'ISTAT sul BES. Il rapporto richiama l'esperienza italiana su due piani: l'Italia figura tra i Paesi dai cui cruscotti multidimensionali il gruppo ha tratto ispirazione (§ 14); l'integrazione degli indicatori di benessere nella pianificazione del bilancio pubblico italiano e l'iniziativa del Benessere equo e sostenibile sono citate come esperienze di istituzionalizzazione e applicazione operativa (§§ 62–63). Il BES appartiene dunque alle esperienze su cui si fonda la proposta internazionale, non soltanto a quelle concettualmente affini. Il rilievo operativo di questo riconoscimento riguarda il passaggio dalle misure alle decisioni: la disponibilità di indicatori deve accompagnarsi a coordinamento tra istituzioni, responsabilità chiare, monitoraggio e integrazione nei processi ordinari di governo. In questa prospettiva, il BES è insieme uno strumento di conoscenza della qualità della vita e delle disuguaglianze e una base informativa per orientare e valutare le politiche pubbliche. Il riconoscimento va letto nel quadro della complementarità tra attività economica e benessere equo, inclusivo e sostenibile, non come attestazione della superiorità assoluta del BES sul PIL.

BES e PIL a confronto: che cosa misurano

Produzione economica e benessere multidimensionale. Come già anticipato il PIL misura la produzione economica, ma non fornisce una valutazione complessiva della salute, dell'istruzione, delle relazioni sociali, della qualità ambientale e del benessere psicologico. Il BES considera invece queste dimensioni all'interno di un quadro che integra aspetti economici, sociali, ambientali e istituzionali.

Disuguaglianze e inclusione. Il dato aggregato del PIL non mostra come le risorse e le opportunità siano distribuite nella società. Il BES analizza invece i divari territoriali, compreso quello tra Centro-Nord e Mezzogiorno, e le differenze per genere, età e titolo di studio, rendendo visibili le condizioni di chi resta indietro. Sostenibilità nel tempo. Il PIL non misura direttamente l'esaurimento delle risorse naturali, l'inquinamento e i danni climatici; inoltre, le attività di ricostruzione o le spese difensive possono farlo aumentare senza indicare un miglioramento del benessere. Il BES amplia l'analisi alla sostenibilità e alla resilienza del progresso, considerando il rapporto tra condizioni attuali e benessere delle generazioni future.

Percezioni individuali e servizi essenziali. Il BES affianca alle condizioni osservabili le percezioni dei cittadini, considerando aspetti quali la soddisfazione per la vita, la fiducia generalizzata e la salute mentale. A questa prospettiva si aggiunge l'analisi della qualità e dell'accessibilità dei servizi essenziali sul territorio: due piani complementari per comprendere come le persone vivono e quali opportunità hanno a disposizione.

​I principali risultati del Rapporto BES 2026: progressi e criticità

Salute: longevità in aumento, ma divari territoriali persistenti. Secondo le stime provvisorie per il 2025, la speranza di vita alla nascita raggiunge il nuovo record storico di 83,7 anni: 81,7 per gli uomini e 85,7 per le donne. Il miglioramento nazionale non elimina però le differenze territoriali. La Campania registra il valore più basso, pari a 82,1 anni, mentre nella Provincia autonoma di Trento si raggiungono 85,0 anni.

Istruzione e formazione: migliorano alcuni indicatori, ma restano criticità nelle competenze. Nel 2025 la quota di giovani di 18–24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione (early leavers) scende all'8,2%, per la prima volta al di sotto del 9%, obiettivo europeo per il 2030. La quota di NEET, ossia giovani di 15–29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione, si riduce al 13,3%. A questi segnali positivi si affiancano le criticità nelle competenze alfabetiche e numeriche rilevate dall'INVALSI tra gli studenti della terza classe della scuola secondaria di primo grado nell'anno scolastico 2025/2026 e gli ampi divari rispetto alla media europea nelle quote di diplomati e laureati.

Lavoro e conciliazione: cresce l'occupazione, ma restano problemi di qualità e distribuzione del lavoro. Nel 2025 il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni sale al 67,6%, sostenuto in particolare dai progressi nel Mezzogiorno. Le criticità persistenti riguardano tre aspetti: la precarietà di lunga durata; il part-time involontario, che colpisce in modo sproporzionato le donne; la marcata asimmetria nella divisione del lavoro familiare, per la quale il dato più recente si riferisce al 2023.

Benessere economico: migliorano alcuni dati aggregati, ma persistono difficoltà nelle famiglie. Il reddito disponibile pro capite cresce e la disuguaglianza di reddito si riduce, con l'indice S80/S20 pari a 5,1 per i redditi del 2024, rilevati nell'indagine del 2025. L'indice esprime il rapporto tra il reddito netto equivalente complessivo del 20% della popolazione con i redditi più alti e quello del 20% con i redditi più bassi. Nel 2025 la quota di persone che vivono in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà sale al 7,5%, dal 5,8% del 2024. Nel 2025 la povertà assoluta coinvolge oltre 5,4 milioni di persone, pari al 9,3% della popolazione. Ambiente e clima: aumenta la durata dei periodi di caldo persistente. Il Warm Spell Duration Index (WSDI) misura il numero di giorni appartenenti a sequenze di almeno sei giorni consecutivi in cui la temperatura massima supera il 90° percentile del periodo climatico di riferimento 1991–2020. Il valore medio annuo passa da circa 17 giorni negli anni Novanta a circa 41 giorni nel quinquennio 2021–2025. Nel 2026 l'indice raggiunge il massimo storico di 75 giorni, 38 in più rispetto al 2025 e 16 in più del precedente massimo di 59 giorni registrato nel 2003; il dato 2026 è provvisorio e si riferisce al periodo dal 1° gennaio al 15 settembre.

Conclusioni: misurare il benessere per orientare le politiche

I miglioramenti osservati nel Rapporto BES 2026 convivono con disuguaglianze persistenti e rischi per il benessere futuro. Letti insieme agli indicatori sociali, ambientali e istituzionali, mostrano perché la crescita della produzione economica misurata dal PIL non basta a descrivere il progresso di una nazione.

Sempre di più anche in futuro i dati sulla sostenibilità ambientale e sociale, oltre ai dati sulla salute e la qualità della vita, saranno fondamentali per valutare in modo più adeguato il benessere che un paese può offrire ai suoi cittadini e questi indicatori diventeranno essenziali per valutare le politiche economiche e le scelte pubbliche.

Share