L’economia in tempi di “guerra”

08.02.2022

DAL BLOG ARTURO GULINELLI. Il coronavirus non è una guerra ma sta sconvolgendo in modo sostanziale l'economia delle società moderne, soprattutto in un'epoca in cui i mercati e i paesi sono così integrati. Una pandemia se mal gestita potrebbe costituire una grave minaccia, non solo a livello sanitario e umano, ma anche a livello economico e sociale.Credo che per conoscere il presente e il futuro non si possa prescindere dallo studio e dalla lettura degli eventi del passato.In questi giorni stavo leggendo un interessante documento pubblicato da Giuffrè nel 1961 "L'ECONOMIA ITALIANA DAL 1861 AL 1961" per la collana Economia e Storia.Cosa accade ad alcune variabili in tempi di particolari emergenze e calamità? Proviamo a comprendere e leggere la situazione attuale, generata dalla comparsa del coronavirus, osservandola con la lente di ingrandimento che ci viene dall'approfondimento, non dimenticando le ovvie differenze tra i due periodi, dei dati del passato, quelli che riguardano la seconda guerra mondiale.LA LIQUIDITA':Interessante ed intuitivo è uno dei passaggi in cui si spiega che "al precisarsi della minaccia di guerra, e poi nel corso di questa, la composizione delle attività liquide detenute dal settore privato si era venuta gradualmente spostando dai depositi bancari e dai buoni ordinari del tesoro verso i biglietti (ndr preferenza precauzionale per la liquidità). Al sopravvenire di ogni crisi (convegno di Monaco, scoppio della guerra in Europa, entrata in guerra dell'Italia, inizio degli attacchi aerei nemici sulle grandi città, armistizio) si produceva uno spostamento verso il biglietto che in parte almeno si consolidava nei mesi successivi - col fattore insicurezza concorrendo l'impoverimento relativo delle città rispetto alle campagne e, dal 1942, lo sviluppo del mercato nero. A intervalli compresi tra i sei mesi e un anno, il governo interveniva a schiumare la pentola della liquidità con emissioni di buoni poliennali - con successo fino all'emissione dell'aprile 1942. Quando le sorti della guerra volsero più avverse, anche alle emissioni statali arrise minore fortuna".In questi periodi è necessario, ad esempio, pensare all'emissione di titoli di stato con scadenze lunghe, magari in parte garantiti da organismi sovranazionali, da dedicare agli investitori privati e che possono essere dedicati ad investimenti pubblici ad alto moltiplicatore, in questo modo si potrebbe evitare il drenaggio di liquidità causato dall'incertezza.I PREZZI:La dinamica che una situazione di emergenza può avere sui prezzi è, anche in questo caso, facilmente immaginabile. Nel documento citato si legge: "In condizioni di pace e di stabilità monetaria, il fascio di curve formato dall'insieme dei prezzi delle merci e dei servizi procede compatto da un anno all'altro; solo in lungo periodo esso si apre, sotto l'azione lenta delle tendenze della domanda e della produttività. Nelle condizioni turbate di guerra e di inflazione, in cui visse l'Italia tra il 1938 e il 1945, il fascio si aprì invece smisuratamente a ventaglio. Considerando gli indici 1945 sulla base 1938, troviamo che, accanto a forti gruppi di prezzi saliti ad oltre quaranta volte i prezzi del 1938 (prezzi liberi delle derrate alimentari e dei prodotti tessili), ne sussistevano alcuni altrettanto forti su livelli inferiori a dieci volte quelli del 1938 (prezzi di ammasso dei prodotti agricoli, tariffe dei servizi pubblici) o addirittura uguali a quelli del 1938 (affitti delle abitazioni)."Pressioni dal lato della domanda potrebbero far salire i prezzi di alcuni beni e la diminuzione di quelli che non vengono domandati e consumati. La contrazione delle attività produttive potrebbe avere più generalmente effetti depressivi dei prezzi. E la deflazione accompagnata alla stagnazione delle attività economiche è difficile da combattere.I SALARILa contrazione del PIL potrebbe avere effetti sul livello dei salari. Cosa accadde durante il secondo conflitto mondiale? "Pur tenuto conto dell'apporto dato al bilancio della famiglia operaia dalle calorie a buon mercato ottenibili attraverso le tessere annonarie, i livelli salariali vigenti nel nord prima della liberazione rappresentavano un potere di acquisto ridotto rispetto al 1938 in una proporzione non molto dissimile dalla riduzione del reddito nazionale, che per il 1945 si stima essere stato pari alla metà circa di quello del 1938".LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E IL REDDITO NAZIONALELa produzione industriale dipende dalla possibilità delle imprese di poter operare producendo e vendendo i propri beni e servizi. Le situazioni di emergenza compromettono le attività produttive e possono ridurre anche la disponibilità di materie prime e semilavorati. Dalla storia apprendiamo ad esempio: .... "nei due paragrafi precedenti, quale elemento di valutazione della situazione salariale e di liquidità, è stata richiamata la contrazione intervenuta nel reddito nazionale tra il 1938 e il 1945. La contrazione fu particolarmente marcata, sia per i prodotti industriali che per quelli agricoli, durante gli anni 1944 e 1945. Nel settore industriale, essa fu principalmente causata dall'inaridirsi degli approvvigionamenti di materie prime industriali e combustibili: sia di quelle in provenienza dall'estero (fibre tessili naturali, cellulosa da raion, gomma, rame) ...... Già verso la fine del 1944, la produzione di ghisa delle regioni occupate dai tedeschi era ridotta a un quinto circa di quella realizzata dalle stesse regioni nel 1939; quella di acciaio a un terzo; l'importante industria del raion era quasi inattiva; anche le industrie tessili da fibre naturali, chimiche, del cemento e dei materiali da costruzione erano scese a livelli di produzione infimi". Sostenere le attività private mediante politiche di deficit spending sarà essenziale, come sarà altrettanto essenziale attivare sistemi di garanzie pubbliche condivise che riducono il rischio dei singoli paesi e attivare procedure e meccanismi di sostegno al reddito dei lavoratori.

Sebbene le due situazioni, quella attuale e quella più lunga e disastrosa relativa alla seconda guerra mondiale, non siano confrontabili è del tutto evidente che la pandemia che stiamo vivendo possa avere gravissimi effetti in termini economici, tra cui: la riduzione delle attività produttive, i licenziamenti e l'aumento della disoccupazione, l'incertezza che scoraggia gli investimenti e i consumi, l'aumento delle sofferenze bancarie, l'insostenibilità dei debiti privati e pubblici, e la contrazione del prodotto interno lordo sono conseguenze serie ed importanti che vanno affrontate e combattute con strumenti straordinari e con provvedimenti immediati e concertati a livello internazionale.
Non c'è tempo e l'indecisione aumenterà l'incertezza, i danni economici e la sofferenza sociale.