La Responsabilità Sociale d'Impresa come leva strategica nella creazione di valore: di Arturo Gulinelli

04.11.2026

Negli ultimi anni, il dibattito sulla Corporate Social Responsibility (CSR) e sull'adozione degli standard ESG (Environmental, Social, and Governance) ha superato definitivamente la fase della mera compliance normativa per posizionarsi al centro delle strategie di governance aziendale. L'evoluzione dei quadri di rendicontazione internazionale (come gli standard ISSB, ESRS o i principi informativi sul clima) impone alle imprese di considerare la sostenibilità non come un costo organizzativo, bensì come un fattore critico di competitività, innovazione e resilienza finanziaria.

La convergenza tra l'incalzare delle regolamentazioni globali e la domanda crescente di trasparenza da parte dei mercati dei capitali ha trasformato la CSR in un imperativo d'impresa. Non si tratta più solo di ridurre le esternalità negative o mitigare il greenwashing, ma di re-ingegnerizzare i modelli di business per creare valore condiviso nel lungo periodo. Del resto, il cambiamento del modello di business realizzato ad esempio per ridurre l'uso di imballaggi può essere conveniente non solo per l'ambiente, in termini di minore impatto, ma anche a livello di business perché la riduzione degli imballaggi contiene i consumi di materiali riducendo i costi e migliorando la redditività e i flussi di cassa. E se allarghiamo l'esempio, facile e riduttivo, dagli imballaggi all'uso di materie prime e di fonti energetiche, oltre che alle buone prassi di governance, è facile comprendere come le metriche organizzative in ambito di responsabilità sociale di impresa possono favorire e migliorare la gestione delle imprese rendendole più competitive.

Analisi Approfondita dello Studio di Wang, Shen, Xie, Keeley et al. (2026)

In ambito di CSR, prassi ESG e profittabilità, è apprezzabile il contenuto di un recente paper internazionale, lo studio pubblicato a gennaio 2026, sulla rivista "Business Strategy and the Environment", dal titolo "Environmental, Social, and Governance Factors as Tools for Improving Market Efficiency: A Study on Equity Misvaluation" a firma di Xinyu Wang, Siyu Shen, Jun Xie, Hidemichi Fujii, Alexander Ryota Keeley, Shunsuke Managi.

Questo documento affronta un problema centrale per la valutazione della sostenibilità aziendale, ovvero se le pratiche ambientali, sociali e di governance (ESG) di alto livello migliorano il valore aziendale e l'efficienza del mercato. Utilizzando un panel multi-paese di 31 economie dal 2015 al 2022, gli economisti hanno riscontrato che sia le performance ESG che le informative migliorano il valore intrinseco e attenuano la distorsione della valutazione azionaria. Vediamo cosa ci dice lo studio.

Eventi speciali, come il rischio finanziario, la pandemia di coronavirus e il cambiamento climatico, hanno portato a una maggiore consapevolezza globale dell'importanza della sostenibilità sociale. Molti gestori patrimoniali hanno definito standard e criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) per migliorare la qualità ESG nel suo complesso. Ad esempio, la Global Reporting Initiative (GRI) ha creato linee guida per la rendicontazione dei dati ESG, ovvero standard di reporting sulla sostenibilità. Il Sustainability Accounting Standards Board (SASB), con sede negli Stati Uniti, ha pubblicato 77 standard specifici per settore, modellati su tali standard. Il numero di investimenti in asset sostenibili da parte di investitori istituzionali a livello globale ha raggiunto i 30.300 miliardi di dollari (GSIA 2023). Inoltre, con l'aumento delle aspettative degli stakeholder, molti consumatori sono disposti a pagare di più per marchi sostenibili (Tully e Winer 2014) e i progressi digitali in ambito ESG hanno migliorato la misurazione e la gestione della sostenibilità aziendale, aumentando così la trasparenza del mercato ed evidenziando l'ESG come fattore chiave nella valutazione delle aziende. Infine, la CSR ha un impatto anche su altri giudizi dei consumatori non correlati, creando un "effetto alone". Hong e Liskovich (2015) hanno inoltre indicato che l'effetto alone può aumentare il valore percepito della CSR.

Una serie di studi ha utilizzato variabili come il Q di Tobin, il valore intrinseco o i rendimenti azionari per esaminare l'impatto delle performance e della divulgazione ESG sulla creazione di valore. Quando i costi di informazione e di negoziazione sono trascurabili, i prezzi delle azioni dovrebbero essere quotati e offerti in modo da riflettere pienamente il valore intrinseco. Tuttavia, quando il valore intrinseco è difficile da misurare o quando i costi di negoziazione sono elevati, il processo di adeguamento del prezzo al valore intrinseco richiede tempo e può capitare che il prezzo non sempre rifletta il valore intrinseco in modo adeguato. In uno scenario del genere, il prezzo delle azioni e il valore intrinseco tendono a convergere piuttosto che a essere in perfetta parità. La valutazione errata nei mercati dei capitali riveste importanza in termini di miglioramento dell'efficienza del mercato, aiutando gli investitori a identificare i potenziali rischi e supportando le aziende nelle decisioni gestionali.

Gli studi esistenti si limitano a esaminare contesti nazionali e giungono a conclusioni spesso divergenti sulla relazione tra fattori ESG e valutazioni errate dei prezzi di mercato. Un filone di ricerca sostiene che gli investimenti sociali sostenibili di un'azienda aumentano sia la sopravvalutazione che la sottovalutazione dei prezzi(ad esempio, Barka et al. 2023; Bofinger et al. 2022). Secondo questa prospettiva, le preferenze e i vincoli istituzionali verso elevate performance ESG distorcono la determinazione del prezzo delle informazioni ESG. Al contrario, un altro filone di ricerca sostiene che i segnali ESG attenuano efficacemente l'asimmetria informativa e migliorano la qualità delle informazioni (B. Wang, Wang et al. 2024).

Per raggiungere questo obiettivo, e comprendere se i dati ESG possono migliorare e ridurre le distorsioni percepite nei prezzi, gli autori utilizzano i dati di un panel multicountry in modo da analizzare come e attraverso quali meccanismi le pratiche ESG influenzano il valore intrinseco delle imprese rispetto alla loro errata valutazione. Vengono proposte diverse ipotesi. In primo luogo, le performance e la divulgazione ESG hanno un effetto positivo sul valore intrinseco di un'azienda; in secondo luogo, le performance ESG hanno un impatto maggiore sul valore intrinseco aziendale rispetto alla divulgazione ESG; in terzo luogo, le performance e la divulgazione ESG possono attenuare la deviazione dovuta all'errata valutazione dei prezzi sui mercati azionari. Per garantire la robustezza dei risultati, gli autori utilizzano il metodo GLS nelle regressioni di base includendo controlli a livello di impresa, nonché effetti fissi per anno e settore. Il valore intrinseco viene stimato tramite il modello di reddito residuo (RIM) nell'analisi principale e ricalcolato utilizzando un approccio cross-sectional nei test di robustezza. Infine, si mettono a confronto le stime per le economie avanzate rispetto ai paesi emergenti e in via di sviluppo per valutare l'eterogeneità istituzionale.

Con riferimento alla relazione tra sostenibilità aziendale e performance economica esistono due visioni principali quella "tradizionalista" e quella "revisionista"(Lu e Taylor 2016) e diverse teorie riguardanti le performance di sostenibilità aziendale e la performance finanziaria delle imprese. La visione tradizionalista sostiene che la CSR aumenta i costi di produzione, mentre la ricerca ESG revisionista evidenzia un legame positivo tra performance di sostenibilità e risultati finanziari.

Lo studio commentato utilizza una Teoria Strategica Integrata della Sostenibilità, per costruire una base concettualmente rigorosa per la comprensione del ruolo delle pratiche ESG a livello aziendale. In questo quadro, l'ESG è vista come una capacità che migliora la creazione di valore a lungo termine per le imprese, piuttosto che come un semplice costo o un segnale esterno.

Quali sono le teorie che collegano la CSR e le pratiche ESG al valore aziendale? Gli autori le analizzano e ripercorrono ricordando, in primo luogo, la teoria degli stakeholder. Questa teoria postula che un'impresa abbia responsabilità nei confronti di tutti gli stakeholder come dipendenti, clienti, creditori, comunità e società, e che un'impresa dovrebbe mirare a massimizzare i benefici per tutti questi stakeholder (Wijnberg 2000). Barnett (2007) e Jones (1995) hanno riportato che una buona performance in ambito CSR riflette la capacità di un'azienda di stabilire relazioni reciproche con gli stakeholder basate sulla fiducia e sulla cooperazione e pertanto, queste aziende sono meno propense a impegnarsi in comportamenti che offrono benefici solo nel breve termine. Secondo la teoria degli stakeholder, una performance ESG superiore influenza positivamente il valore intrinseco di un'azienda, riducendo il rischio sistemico e ottenendo rendimenti in eccesso più elevati (Friede et al. 2015; Giese et al. 2019).

La teoria del segnale, definita da Spence (1973), affronta il modo in cui gli attori riducono l'asimmetria informativa. Sia le informazioni pubbliche che quelle private influenzano le decisioni di famiglie, imprese e governi. L'asimmetria informativa viene comunemente classificata in asimmetria di qualità e asimmetria di intenzione (Stiglitz 2000). La prima si verifica quando gli addetti ai lavori di un'azienda (ad esempio, i manager) conoscono meglio la reale qualità, il valore e il rischio degli asset aziendali rispetto agli investitori esterni, mentre la seconda riguarda la maggiore conoscenza da parte degli addetti ai lavori delle proprie intenzioni comportamentali. Tali asimmetrie possono generare selezione avversa e azzardo morale, e queste condizioni finiscono con porre l'accento sull'importanza dei meccanismi che migliorano la trasparenza. In linea con ciò, la divulgazione volontaria agisce come un segnale, rivelando le valutazioni manageriali sulla qualità dell'azienda e migliorando così la qualità delle informazioni (Bilyay-Erdogan et al. 2024; Li et al. 2018). Nei modelli di segnalazione, i segnali efficaci sono osservabili e le aziende con prestazioni ESG superiori possono rendere i loro segnali ESG più credibili e informativi per gli investitori esterni che percepiscono anche la riduzione del loro rischio di impresa.

La teoria dell'agenzia, proposta da Jensen e Meckling (1976), si basa sulla relazione tra il principale (azionisti) e l'agente (manager) in una situazione caratterizzata da asimmetria informativa. La teoria dell'agenzia evidenzia il potenziale disallineamento tra le azioni dei manager e gli interessi degli azionisti. Sotto la pressione degli stakeholder, i manager potrebbero dirottare le risorse aziendali verso iniziative di sostenibilità sociale che generano benefici privati ​​anziché massimizzare il valore per gli azionisti o migliorare la creazione di valore (Barnea e Rubin 2010; Buchanan et al. 2018; McWilliams et al. 2006; Cheng et al. 2023; Masulis e Reza 2014).

Questo studio si avvale di quattro prospettive teoriche per spiegare il ruolo delle pratiche ESG a livello aziendale. In primo luogo, la teoria basata sulle risorse considera l'ESG come una strategia importante che è in grado di sostenere il vantaggio competitivo e la creazione di valore a lungo termine. In secondo luogo, la teoria degli stakeholder sostiene che una solida performance ESG crea fiducia presso i principali stakeholder, rafforzando la legittimità e la reputazione. In terzo luogo, la teoria del segnale afferma che la divulgazione di informazioni ESG riduce il rischio asimmetrico migliorando le percezioni degli investitori e migliorando anche l'accuratezza della valutazione; in questo modo si riducono errori di valutazione del capitale azionario. Infine, le teorie del segnale e dell'agenzia suggeriscono che una migliore performance ESG si allinea con una governance interna più efficace, che accresce la credibilità e l'accuratezza della gestione aziendale e anche delle informazioni divulgate. Questi effetti variano, in particolare a livello nazionale, soprattutto in funzione del diverso contesto istituzionale.

La teoria istituzionale sottolinea che il comportamento organizzativo è influenzato non solo dalle forze di mercato, ma anche dal contesto istituzionale in cui le imprese operano. Basandosi sul lavoro dei sociologi organizzativi (Meyer e Rowan 1977) il neoistituzionalismo evidenzia come le imprese si conformino alle pressioni istituzionali per acquisire legittimità. North (1990) distingue ulteriormente tra istituzioni formali e informali, entrambe in grado di influenzare la strategia aziendale e la percezione degli stakeholder. Nel contesto di ESG e CSR, Matten e Moon (2008) hanno introdotto una distinzione tra CSR esplicita e implicita, illustrando come i sistemi istituzionali nazionali influenzino le pratiche di divulgazione delle imprese. Jackson e Apostolakou (2010) approfondiscono questo concetto, dimostrando che le differenze istituzionali spiegano le variazioni transnazionali nell'adozione della CSR. Nel complesso, questi studi indicano che l'impatto delle performance e della divulgazione ESG è radicato nei contesti istituzionali e che le differenze tra paesi riflettono variazioni più profonde nelle strutture normative, nelle aspettative culturali e negli standard di legittimità.

Per fare la loro valutazione e le loro analisi gli autori hanno preso i dati sulle performance ESG per ciascuna azienda dal database dl LSEG Eikon. LSEG Eikon, utilizzato in diversi studi (Amin et al. 2024; Shen et al. 2025; Vargas-Santander et al. 2023), fornisce un database ESG completo con oltre 870 metriche distinte. Questo database organizza dieci categorie in tre punteggi principali: ambientale (E), sociale (S) e governance (G), che vengono poi consolidati in un punteggio ESG complessivo. Per garantire coerenza e comparabilità tra paesi, LSEG applica definizioni standardizzate a ciascun indicatore, insieme a rigorose procedure di pulizia dei dati, gestione dei valori mancanti e normalizzazione. Riconoscendo che le questioni ambientali e sociali sono specifiche di ciascun settore, mentre la governance è definita dalle istituzioni nazionali, LSEG aggrega gli indicatori ambientali (E) e sociali (S) a livello di settore e gli indicatori di governance (G) a livello di paese (LSEG 2024). Successivamente, il sistema elabora un punteggio ESG composito che risulta strutturalmente coerente tra i diversi settori e paesi, consentendo confronti trasversali validi.

La performance ESG riflette l'efficacia di un'entità nella gestione di questi fattori ESG, mentre la divulgazione ESG misura la misura in cui le organizzazioni comunicano queste metriche secondo framework standardizzati, indicando il loro livello di trasparenza informativa. Per valutare i rischi e le opportunità di sostenibilità delle aziende, gli economisti hanno utilizzato la classificazione settoriale SASB 1 per standardizzare i punteggi di performance e divulgazione ESG. Nello specifico, seguendo la metodologia di Ingram e Frazier (1980), sono stati standardizzati i punteggi ESG utilizzando la media settore per anno e poi i dati sono stati normalizzati in un intervallo compreso tra 0 e 1.

Sono state scelte e usate una serie di variabili finanziarie provenienti da LSEG Eikon come variabili di controllo per costruire delle variabili specifiche a partire dallo stesso database. La metodologia oggettiva, tempestiva e armonizzata a livello globale di LSEG garantisce la comparabilità e l'affidabilità dell'analisi (LSEG 2024).

Come metodo matematico gli autori ricordano che in letteratura sono stati proposti diversi modelli per calcolare il valore fondamentale delle società, tra cui il modello del flusso di cassa scontato (DCF), il modello di sconto dei dividendi (DDM), il RIM e alcuni altri indicatori. Il modello DCF, proposto da Williams (1938), valuta il valore intrinseco di un'azienda prevedendo i flussi di cassa liberi futuri e attualizzandoli al loro valore attuale utilizzando il costo del capitale (Gregory et al. 2014; Kaplan e Ruback 1995). Nei primi studi sui mercati finanziari, alcuni studiosi valutavano le azioni in base al valore attuale di tutti i pagamenti di dividendi futuri attesi (Gordon e Shapiro 1956; Rees 1997). Gli investitori possono utilizzare il DDM per determinare se acquistare o vendere azioni. Il RIM, proposto da Ohlson (1995), esamina se un'azienda ha effettivamente creato valore in eccesso. Il reddito residuo è l'utile rimanente dopo aver dedotto il costo del capitale, indicando il valore aggiuntivo che un'azienda crea oltre il rendimento minimo degli investitori. I fattori ESG influenzano il valore dell'impresa principalmente attraverso guadagni di redditività a lungo termine e grazie alla mitigazione del rischio. In quanto importante fattore non finanziario, delle strategie ESG efficaci aumentano i profitti futuri e riducono il rischio, generando rendimenti persistenti (Khan et al. 2016). La valutazione dei fattori ESG è quindi un meccanismo che ben si allinea con il modello RIM, che valuta le imprese aggiungendo la redditività in eccesso attesa al patrimonio netto contabile. In base all'obiettivo di questo studio, gli autori scelgono il modello RIM per esaminare l'impatto delle pratiche ESG sul valore aziendale e sulla valutazione errata dei prezzi azionari nei mercati. Tra i paesi e le imprese usati ai fini dello studio troviamo anche l'Italia con 37 imprese. Poi gli USA con 835 imprese, la Cina con 357, il Giappone con 318, la Germania con 86, l'India con 79, il Canada con 55 e molti altri paesi.

Tra le variabili di controllo a livello economico gli autori hanno usato il ROA, la leva, il rapporto tra la capitalizzazione di mercato e il valore di libro del patrimonio, il rapporto tra spese in conto capitale e vendite nette, e ovviamente le performance ESG risultanti dalle banche dati.

Adottando la prospettiva della Teoria della Sostenibilità Strategica e integrando spunti dalla Resource-Based View (RBV), dalla teoria degli stakeholder, dalla teoria del segnale e dalla teoria dell'agenzia, gli autori sostengono che le attività ESG non sono semplici impegni normativi o costi inutili, ma risorse strategiche che generano benefici economici futuri misurabili. Gli economisti dimostrano che le performance e la divulgazione ESG aumentano il valore intrinseco e attenuano la deviazione dalla valutazione azionaria errata, con le performance ESG che esercitano un effetto più forte sul valore fondamentale delle imprese rispetto alla divulgazione delle metriche. Rileviamo inoltre che le performance e la divulgazione ESG migliorano l'efficienza del mercato sia per le imprese sopravvalutate che per quelle sottovalutate. Infine, è stata esplorata e notata una diversa associazione tra le pratiche ESG e il valore intrinseco. Integrando la teoria istituzionale, i risultati rivelano che le performance e la divulgazione ESG esercitano effetti significativamente più forti nelle economie avanzate rispetto ai paesi emergenti e in via di sviluppo.

In conclusione, lo studio sottolinea l'importanza delle pratiche ESG per accrescere il valore aziendale e l'efficienza del mercato. Poiché le preoccupazioni relative alla sostenibilità continuano a crescere a livello globale, comprendere le implicazioni finanziarie delle pratiche ESG diventa sempre cruciale per tutti gli operatori di mercato.

Sulla base della analisi condotta dagli autori, i risultati hanno importanti implicazioni pratiche per molteplici stakeholder. In primo luogo, le aziende dovrebbero dare priorità ai miglioramenti sostanziali nelle performance ESG piuttosto che a pratiche di mero greenwashing. Con l'aumentare della consapevolezza pubblica in materia di sostenibilità, gli investitori e gli altri stakeholder sono sempre più sensibili ai rischi di greenwashing. Sebbene la divulgazione volontaria proattiva di informazioni ESG possa incrementare i rendimenti a breve termine e ridurre il costo del capitale, il confronto tra performance ESG e divulgazione indica che le attività ESG sostanziali offrono vantaggi più solidi e duraturi se valutate da una prospettiva di valore intrinseco di lungo termine.

In secondo luogo, questo studio evidenzia l'importanza di riconoscere l'eterogeneità istituzionale nell'interpretazione e nell'implementazione delle pratiche ESG. Nei paesi emergenti e in via di sviluppo, gli investitori spesso incontrano maggiori difficoltà nell'accesso a informazioni ESG affidabili, il che solleva preoccupazioni in merito al greenwashing. In presenza di una minore regolamentazione, gli investitori dovrebbero approcciarsi con cautela alle informative ESG aziendali e attribuire loro un peso relativamente minore nei processi decisionali. Le migliori pratiche ESG accrescono maggiormente il valore intrinseco delle imprese nelle economie avanzate, grazie ai loro sistemi normativi sviluppati, agli standard di trasparenza più elevati e alle infrastrutture di ricerca. Ciò suggerisce che i manager dovrebbero destinare maggiori risorse alle attività ESG per migliorare il valore intrinseco delle imprese che operano nelle economie avanzate.

Ultima considerazione, questo studio sottolinea l'importanza della qualità delle informazioni non finanziarie. Gli investitori integrano sempre di più le informazioni ESG nelle strategie e nei processi decisionali, eppure gli standard ampiamente accettati per la valutazione della qualità delle informazioni rimangono poco sviluppati. Sebbene si presuma spesso che le aziende con performance ESG migliori o una maggiore trasparenza forniscano informazioni di qualità superiore, ciò non è garantito. Ad esempio, comportamenti strategici e incentivi reputazionali possono portare a divulgazioni di scarsa rilevanza o esagerate, finalizzate a guadagni di breve termine. A livello organizzativo e politico andrebbero armonizzati a livello globale gli standard di rating e di divulgazione ESG per ridurre il costo del segnale e aumentare la trasparenza, l'interpretabilità e la comparabilità delle informazioni tra le varie aziende nel mondo.

Rassegna della Letteratura Economica e Manageriale Internazionale

La letteratura economica sull'argomento, rapporto tra pratiche ESG e performance, è vasta e in questo paragrafo si cercherà di valutare gli studi più importanti e interessanti. Questa rassegna ha consentito di identificare gli studi di Saona e San Martín, Csapi e colleghi, e Lu, Kweh e Ku. I loro risultati offrono evidenze sulla relazione tra ESG, rischio e capacità gestionali, ma non dimostrano benefici universali o automatici. Gli studi sono divisi a seconda dei temi affrontati, vediamoli di seguito.

Finanza e Riduzione dei Rischi

  • Saona e San Martín (2026) – ESG e rischio di default: lo studio "Revisiting the Default Risk-ESG Relationship: New Evidence in European Markets" analizza un panel di imprese non finanziarie di 20 paesi europei nel periodo 2008–2022, utilizzando il metodo generalizzato dei momenti (GMM). Gli autori rilevano una relazione negativa statisticamente significativa tra iniziative ESG e rischio di default, più marcata nei settori a basso impatto ambientale. Emerge inoltre una relazione non lineare tra trasparenza finanziaria, componente della governance, e rischio di insolvenza: livelli intermedi di trasparenza risultano associati al rischio minimo. Il contributo riguarda dunque la gestione del rischio e la sua eterogeneità settoriale, non una regola secondo cui ogni incremento degli indicatori ESG produce lo stesso beneficio. Le stime su dati osservazionali e l'impiego del GMM richiedono cautela nell'interpretazione causale e non giustificano una generalizzazione alle PMI o alle imprese finanziarie.

Efficienza Operativa e PMI

  • Csapi et al. (2026) – Capacità gestionali ESG nelle PMI: lo studio "Do ESG-Related Managerial Capabilities Pay Off for SMEs? Evidence From the Small and Medium-Sized Enterprise ESG Capability Measure (SM-ESG)" sviluppa e valida una misura delle routine gestionali legate alla sostenibilità nelle PMI. Il modello deriva da un quadro di competitività articolato in dieci pilastri: strategia, marketing, tecnologia, presenza online, pratiche amministrative, finanza, collaborazione, innovazione, risorse umane e internazionalizzazione, ricondotti alle dimensioni ambientale, sociale e di governance. La validazione esamina le associazioni con la performance di marketing e con la creazione di valore per i proprietari, approssimata dall'accumulazione di patrimonio netto. I dati trasversali di PMI ungheresi, prima dell'adozione di pratiche relative alla CSRD, mostrano un effetto indiretto compatibile con la mediazione di SM-ESG nella relazione tra dimensione aziendale e accumulazione patrimoniale. Il valore non va interpretato come un incremento percentuale della redditività. La performance di marketing è positivamente associata alle capacità SM-ESG, suggerendo una complementarità tra differenziazione commerciale e sostenibilità. Gli autori qualificano espressamente i risultati come associazioni, non come effetti causali; lo studio non dimostra direttamente risparmi energetici o condizioni bancarie agevolate ma certamente che le prassi ESG possono migliorare l'efficienza operativa.

Capacità Strategiche e Competitività Globale

  • Lu, Kweh e Ku (2026) – ESG come capacità strategica dipendente dal contesto: lo studio "ESG as a Context-Contingent Capability: Competitive Intensity, Internationalization, and Efficiency in the Global Clothing Industry" esamina 56 imprese quotate dell'abbigliamento nel periodo 2019–2023, per 280 osservazioni impresa per anno. Attraverso il loro studio gli autori valutano l'eco-efficienza operativa e l'efficienza di redditività, considerando il ruolo congiunto dell'intensità competitiva e del grado di internazionalizzazione. I risultati associano le prestazioni ESG a maggiori guadagni di efficienza in presenza di forte rivalità di mercato; al crescere dell'internazionalizzazione, invece, i rendimenti risultano decrescenti. Le pressioni di rendicontazione e legittimazione possono aumentare senza miglioramenti operativi proporzionati, creando un divario tra legittimità ed efficienza. Il risultato corregge la precedente lettura dell'ESG come motore automatico di espansione estera e innovazione di prodotto: l'internazionalizzazione è una condizione che modifica la relazione ESG–efficienza. L'implicazione strategica è integrare le capacità ESG nelle attività aziendali e valutarle nel contesto competitivo e istituzionale per renderle partecipi di miglioramenti operativi durevoli.

Quadro Comparativo degli Studi Citati

Il confronto tra gli studi citati distingue gli oggetti di analisi, i risultati disponibili e lo stato della verifica. Lo studio di Wang e Keeley (2026) mostra che è conveniente avere buone prassi ESG soprattutto nei paesi sviluppati. Questo perché gli investitori integrano sempre di più le informazioni ESG nelle strategie e nei processi decisionali. Le aziende con performance ESG migliori o una maggiore trasparenza forniscano informazioni di qualità superiore.

Sul versante del rischio finanziario, Saona e San Martín (2026) analizzano la relazione tra ESG e default nelle imprese non finanziarie di 20 paesi europei nel periodo 2008–2022, attraverso stime GMM. Rilevano un'associazione negativa tra ESG e rischio di default, più forte nei settori a basso impatto ambientale, e una relazione non lineare con la trasparenza.

Per quanto riguarda le capacità gestionali, Csapi et al. (2026) sviluppano la misura SM-ESG utilizzando dati trasversali di PMI ungheresi precedenti alla CSRD. I risultati evidenziano associazioni con il marketing e l'accumulazione patrimoniale.

Il ruolo del contesto competitivo emerge nello studio di Lu, Kweh e Ku (2026), che analizza ESG, concorrenza e internazionalizzazione in 56 imprese dell'abbigliamento nel periodo 2019–2023 mediante NDEA. I guadagni di efficienza risultano più forti in condizioni di alta rivalità, mentre i rendimenti sono decrescenti al crescere dell'internazionalizzazione: non emerge dunque una prova di espansione estera automatica.

Conclusioni

Gli studi identificati nella rassegna del 2026 offrono indicazioni circoscritte: la qualità delle misure, le capacità gestionali e il contesto competitivo condizionano l'interpretazione dei risultati ESG. Le evidenze disponibili suggeriscono le seguenti cautele per i consigli di amministrazione e l'executive management:

  • Integrazione Strategica e Misurazione: le capacità ESG vanno considerate insieme alle attività operative e alle condizioni competitive. Gli studi di Csapi e colleghi e di Lu, Kweh e Ku mostrano associazioni coerenti con questa impostazione, senza dimostrare che ogni adempimento formale sia privo di ritorno o che ogni investimento ESG riduca automaticamente i costi, dipende sempre dalla qualità delle attività realizzate e dalla trasparenza.
  • Gestione del Rischio Finanziario: Saona e San Martín rilevano un'associazione tra iniziative ESG e minore rischio di default, con differenze settoriali e una relazione non lineare con la trasparenza. Le fonti verificate non consentono di concludere che l'allineamento ESG garantisca credito agevolato o una riduzione generalizzata del costo del debito.
  • Differenziazione e Limiti delle Evidenze: Csapi e colleghi documentano un'associazione positiva tra capacità di marketing e capacità SM-ESG nelle PMI osservate. Gli effetti su fidelizzazione dei consumatori, attrazione dei talenti, turnover e produttività richiedono fonti specifiche.

Il lavoro di Wang et al (2026) resta invece molto capillare e ben condotto e dimostra senz'altro che la CSR e le migliori prassi ESG possono costituire componenti per una valida strategia competitiva, che aiutano la creazione di valore nel lungo termine anche grazie ad una riduzione del rischio di impresa, e non rappresentano pertanto dei costi o degli adempimenti inutili.

Blog Arturo Gulinelli

Share